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Maurizio Garuti

Il libro cuore di Persiceto

Minerva Edizioni, 2015, pp. 240, € 15,00

 

 

"Una galleria straordinaria di scolari, di maestre e maestri, di eventiedi cambiamenti, lungo il percorso della nostra formazione di individui e di collettività, a partire dagli inizi del Novecento. Garuti sceglie come osservatorio la scuola elementare di San Giovanni in Persiceto, restaurata dopo il terremoto che ha ferito l’Emilia. Il risultato è un romanzo corale di storie commoventi, esilaranti, autentiche. Grande ritmo narrativo, passioni da libro Cuore con il giusto correttivo di ironia e disincanto."

 

 

Prima presentazione:

 

mercoledì 28 ottobre 2015, ore 18
Libreria Coop Ambasciatori, Bologna

Dialogano con l'autore Alessandro Castellari e Matteo Marchesini

Letture di Ivano Marescotti

 

 

 

 

 

 

 

Maurizio Garuti

Due giorni e una notte nella Grande Guerra

Minerva Edizioni, 2015, pp. 64, € 5,00

 

 

Un racconto emozionante da leggere in pubblico o in solitudine

 

Lettura-spettacolo di Ivano Marescotti

 

debutto: 15 aprile 2015

Oratorio di San Filippo Neri, Bologna

 

Oltre a Ivano Marescotti, hanno interpretato questo testo in scuole e biblioteche: Paola Ballanti, Tiziano Casella, Saverio Mazzoni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Due anni fa, quando uscì Fratelli d’Emilia, scrissi che “Maurizio Garuti  incessantemente fila e tesse, cuce e rammenda le storie della nostra gente di campagna”: Devo aggiungere che Maurizio Garuti è il rapsodo dell’umile ed eroico epos contadino, perché rapsodo, secondo l’etimologia di Pindaro, viene da ráptein, “cucire”. Garuti è dunque un  rapsodo, un “cucitore di canti”.

Non c’è sua storia che non si collochi nella Bassa bolognese: o sotto l’argine del Samoggia, o a Castelguelfo, o, come ora, nella campagna fra Bentivoglio e San Pietro in Casale, dove i contadini, intenti a falciare l’erba medica, sentono, in quel fatale 24 Maggio 1915, il suono delle campane che annunciano l’inizio della guerra. Giuseppe sta falciando e nessuno lo ha avvertito “che stava per cambiare la storia del mondo, e anche la sua storia personale”.

Così a quarant’anni compiuti, quasi vent’anni dopo aver fatto il soldato la prima volta, viene spedito come fante sul Carso. Io credo che il commento di Giuseppe di fronte alla fatalità, “Si vede che mi tocca”, potrebbe campeggiare come titolo o come esergo di tutto l’epos contadino di Garuti..

Io non sto qui a raccontare quale sia stato “l’atto di codardia” di cui si sono macchiati i suoi commilitoni il giorno prima che Giuseppe arrivasse e quale sarà la punizione che le autorità militare vorranno imporre a quei poveri fanti. Quello che mi pare sempre decisivo per la qualità del racconto, di ogni racconto, sono gli episodi: ad esempio, la compresenza di “una cosa così bella e una così brutta” (amare la moglie, “crescere grano e figli”, e l’orrore dei cadaveri in putrefazione appena fuori dalla trincea); o la solidarietà fraterna fra barellieri tedeschi e italiani, quando, durante una tregua, vanno a raccogliere i poveri morti e si scambiano un sigaro e una manciata di carrube. Ma è soprattutto nella notte della scrittura delle lettere che l’arte di Garuti trova il suo vertice pietoso e sorridente: Giuseppe, che ha fatto la quarta elementare e che sa scrivere, è considerato un “maestro” dai suoi compagni analfabeti. Uno, il siciliano Carmelo, gli fa scrivere una lettera alla “matre sua”; un altro, Cristino, ai suoi 32 familiari che vuole tutti nominati nell’intestazione; un terzo, Evaristo, alla ragazza incinta chiedendole di sposarla, perché il figlio che deve nascere abbia il suo nome e, se lui muore, lei abbia la pensione di guerra. Tutta povera gente per la quale la guerra contro gli Imperi Centrali è un’entità astratta e incomprensibile rispetto alla concretezza dei loro amori e dei loro bisogni.

Due giorni e una notte, come dice il sottotitolo, è un “racconto da leggere in pubblico o in solitudine”. Tuttavia io me l’immagino letto da Ivano Marescotti: sentirgli fare il fruscio della lama che taglia le spighe (crrss, crrss), il suono delle campane che annunciano la guerra (dan, dan, don, don), il grido della vecchia che ha capito (“La guèra, la guèra!), il rumore della bombarda (booom, booom) che devasta la trincea; e soprattutto me lo immagino rendere la varietà dei dialetti e dei sentimenti di quei due giorni e di quella notte in trincea.

 

Alessandro Castellari

 

 

 

 

 

Maurizio Garuti

Via Barberia 4

Romanzo

Minerva Edizioni, 2014, pp.214, € 15,00

 

 

Bologna, seconda metà del '900. Rosa lavora nello storico palazzo di via Barberia 4, sede del comunismo emiliano. E vede, ascolta, conosce decine e decine di personaggi pubblici – molti noti, alcuni notissimi – che entrano come protagonisti nel romanzo della sua vita. Lei è la “segretaria del Segretario”. Giorno dopo giorno il grande sogno del Pci la conquista e ad esso sacrifica famiglia e vita privata. Fra slanci di fede e dubbi della ragione, la sua vicenda umana finisce per subire gli urti della Storia, andando incontro a un doppio esito drammatico.

 

Prima presentazione:
3 ottobre 2014, ore 17

Nella storica sede del PCI in via Barberia 4, Bologna

con Matteo Marchesini e Michele Smargiassi

Letture di Ivano Marescotti

 

 

 


 

Maurizio Garuti

Bla bla bla

Pestilenze linguistiche dalla A alla Z

Pendragon, 2014, pp.192, € 14,00

 

 

Maurizio Garuti torna a un suo bersaglio polemico: i virus verbali che infestano i linguaggi popolari. Lo fa con vena comica originale, capace di sorprendere il lettore cambiando ogni volta l’approccio alle parole prese di mira: si finge pseudolinguista, inscena un pezzo di teatro, propone un frammento di parlato, evoca l’invettiva da bar, cita lo slang televisivo e giornalistico. È come se una folla di personaggi, variamente contaminati dai conformismi dei nostri tempi, ci parlasse di pagina in pagina. Il risultato è un’opera corale esilarante, dove ognuno potrà riconoscersi. E vergognarsi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Maurizio Garuti

Fuoco e neve

Romanzo

Pendragon, 2012, pp.150, € 14,00

 

 

“Si passa dall’infanzia alla vecchiaia e neanche te ne accorgi, sei diversa e sei sempre la stessa. Come i fiocchi che volteggiano nell’aria grigia. E da qui voglio partire per raccontarti la mia storia. Da qui, davanti alla finestra. E tu non ti muovere. Per le strade si scivola. Dicono che nevicherà per molti giorni. La senti bene la mia voce?”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



Mi si dice di carattere malmostoso. Quasi cagnaccio: ce ne sarebbe oltre la sopportazione, ma quando men l’aspetti t’arriva la sorpresa, perché l’irritazione, e di questo si tratta alla fine, dipende dall’insistenza della piccola e media editoria, per non parlar della grande, a produrre cadaverini e creaturine simili alla carta velina di un tempo, quella che si usava in ufficio quando non c’era il pc e le stampanti: leggere sfumature, una copia dall’altra, dipendendo oltremisura la qualità della stessa se fosse prima o ultima nella successione della battitura.
Quindi la stizza diventa invece maraviglia quando a produrre l’evento è un nome minimo (perché si ha voglia a dire, ma il piccolo editore è peggiore del grande non solo nella fotocopiatura del modello, ma anche nell’assoluta mancanza di coraggio): e il miracolo si chiama Maurizio Garuti insieme al suo breve romanzo col titolo già citato in alto.
Recensendo qualche settimana fa Partigiano Inverno del 31enne Verri, ci si sorprendeva del fatto che anima così giovane e piena di speranze riponesse la sua fiducia letteraria in una storia resistenziale. Ohibò, ma allora i giovani non son tutti insipienti e bamboccioni!
A dire il vero non sappiamo l’età del Garuti (non ci viene fornita dalle note biografiche) ma ci viene il sospetto che non sia di antico pelo e pertanto anche lui merita la nostra stima e il nostro gagliardo compiacimento perché racconta di antiche cose e di una guerra partigiana che il sottoscritto ritiene madre di tutte le storie, perché se il nostro novecento lo abbiamo avuto così è grazie anche alla lotta di liberazione.
Ma contrariamente al Verri che aveva locupletato il suo stile con pesi e contrappesi (a volte pesacci, scusate il brutto neologismo), Garuti con una forma piana e senza parola di troppo ci consegna una storia commoventissima e fin quasi alle lacrime finali (dunque che dire dell’orco con carattere malmestoso che versa stille salate per una, tutto sommato, finzione?).
La vicenda dei due gemelli monozigoti e della story teller è davvero riuscita, e per quanto raccolta in poco più di cento pagine (in corpo sostanzioso) attraversa quasi un secolo senza incompletezze, senza approssimazioni, senza superficialità, ma anzi, con i dovuti riferimenti storici, ma soprattutto permeata di un amore sconfinato per la propria (cioè personalissima dell’autore) geografia (pianura e collina bolognese).
Sì, senz’ombra di dubbio, un piccolo miracolo, un’epifania letteraria di cui si aveva davvero bisogno, in questi tempi di brutti scherzi editoriali e di un dilettantismo portato alle estreme conseguenze e fatto passare, ahinoi, per sicura professionalità.
Caro Garuti, se non avessi incontrato prima del tuo libro, quello di un grandissimo, e sottostimato dai più, scrittore quasi ottantenne, avrei candidato te alla seconda edizione del premio letterario Paradiso degli orchi.
Sarà per un’altra volta. Ma tu meriti un grazie molto sentito e passionale.


Alfredo Ronci, “Il Paradiso degli Orchi”, Rivista di letteratura contemporanea

Anche a Bologna si moltiplicano i corsi di scrittura. Niente di male. Certo, saper scegliere cosa leggere è oggi atto più creativo che abbozzare l’ennesima trama da fiction tv (...). Non abbiamo bisogno di graphic novel sulle stragi, ma di scarni pamphlet in cui l’immensa mole di documenti sia intelligentemente, narrativamente antologizzata. Buona parte delle memorie “mute” della nostra società attende questo trattamento. Sì, si può farne anche “romanzi”: ma occorrono una delicata asciuttezza, una perizia artigianale che latitano nei corsi di scrittura, dove si mira al simil-bestseller.
Queste doti si potrebbero invece imparare da Maurizio Garuti, che da anni svolge un gran lavoro di documentazione sul bolognese, e che a un’esattezza calviniana unisce un talento da storico del costume. Lo dimostra “Fuoco e neve”, “romanzo di una storia vera” uscito ora da Pendragon. Qui la testimonianza di una staffetta partigiana, cresciuta in una borgata persicetana che non c’è più, diventa alta narrativa, senza che l’autore conceda nulla ai toni pittoreschi così in auge nei nostri laboratori di fiction.


Matteo Marchesini, “Il Corriere della Sera”, edizione di Bologna, 24 novembre 2012

 

 

 

 

Maurizio Garuti
Rimessa in gioco
Pendragon, 2010, pp. 228, € 15

 


Rimessa in gioco, romanzo di Maurizio GarutiUn ex calciatore, un’ascesa rapida dai campi di periferia alla serie A. Il denaro, il successo. Un grave incidente di gioco, l’abulia, l’incapacità di reggere lo stress agonistico. La fuoriuscita dal sistema, la deriva. Poi, come una palla dal rimbalzo fortuito, l’occasione illecita per rifarsi una vita e riconquistare la donna amata. Una trama avvincente, in una Bologna avida e impassibile.

Genere: thriller.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

È uscito per Pendragon un romanzo che si divora con gusto, e che a quelle «gastronomiche» associa notevoli qualità di stile. In Rimessa in gioco, Maurizio Garuti – che tra le altre cose è anche autore di monologhi per Vito e Ivano Marescotti – fonde la sua esperienza di cartografo della Bassa e la sua antica vocazione satirica con atmosfere da noir metafisico.
In una Bologna sospesa tra tecnologia e rifiuti, tra banche e periferie fluviali, l’ex promessa non mantenuta del calcio Michele Dallari sta per restare senza soldi, senza moglie e senza casa. È un 38enne che ha deluso le speranze riversategli addosso dalla sua donna, dai tifosi e dai parenti contadini, l’uomo che trova in un cestino di via dei Mille il portafoglio di un ricco manager.
Così, giocando con la sua disperazione, Michele risale da un numero a un conto bancario, e da un’indagine sullo sconosciuto alla password che lo rende virtualmente padrone di 15 milioni di euro. Ma mentre gli capita tra i piedi questa palla volante, con cui potrebbe recuperare una partita esistenziale ormai persa, un oscuro clochard lo segue come un’ombra anzi ne anticipa le tentazioni, lo minaccia e insieme gli spiana la strada della truffa e dell'omicidio. Questo vagabondo è la sua cattiva coscienza, come le onnipresenti pattumiere sono l’inconscio putrescente della città, l’archivio dei suoi rimorsi.
Rimessa in gioco è un racconto sulfureo e faustiano: una storia di follie e degradazioni degna di Soldati, lo scrittore che più ha insistito sul tema della fortuna e sulla figura diabolica del «benefattore». In questo romanzo pieno di animali (cimiteri canini, pitoni da appartamento) molti personaggi somigliano a bestie maligne, a lemuri interiori: un cronista sportivo esaurito, un bancario perverso, un bibliotecario tossico, un fratello demente... E sullo sfondo, i suburbi del Reno e della Lame sono descritti con una straniante precisione calviniana, che tocca punte di virtuosismo nelle scene in cui tecnica e natura si mescolano misteriosamente (vedere il superbo capitolo sul blackout). Garuti sa cogliere benissimo la ferinità che accompagna i nostri gesti e i nostri sogni umani come un fatale rovescio. E forse proprio grazie a questa dote, il suo ritratto di Bologna ha un’attendibilità rara.

Matteo Marchesini, Corriere della Sera, Bologna, 27 maggio 2010

 

 

 

 

Maurizio Garuti
La lingua neolatRina
Visite guidate ai luoghi comuni dell’italiano del terzo millennio

Pendragon, 2008, pp. 205, € 14

 



“I luoghi comuni che infestano il linguaggio quotidiano raccontati con un’inventiva che va dall’ironia arguta al sarcasmo feroce.
Un dizionario che si legge come un romanzo comico sui malanni della nostra lingua e del nostro tempo”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fantasmi di pianura
Diabasis, 2001
Romanzo

 

Un affermato professionista bolognese, al termine della carriera, si accinge a realizzare il sogno della sua vita. Acquista la vecchia casa di campagna doc'è nato e ricostruisce – con lo scrupolo dello scenografo di un film d'epoca – l'ambiente in cui cinquant'anni prima ha vissuto la sua infanzia. In questo jurassic park della memoria il protagonista si trasferisce con la giovane moglie e il figlio diciottenne. Per completare il senso del ritorno, pensa di riunire – per una sera – tutti i nuclei in cui si è divisa l'antica famiglia patriarcale. Organizza un banchetto e invita i fratelli, le loro mogli, i loro figli e nipoti. Al convegno prenderanno parte anche i rami recisi del vecchio albero contadino, i "fantasmi" che la febbre nostalgica del protagonista ha come evocato dal passato. Ma lo scontro, fra nuovi egoismi e vecchi rancori, sarà drammatico.

 

 

 

«Sempre più spesso si trovano buoni libri di narrativa, di autori nuovi o collaudati, presso editori non famosissimi. Forse il setaccio delle grandi case editrici funziona male; oppure, ipotesi più probabile, i “posti” a disposizione sono così pochi che gli autori fuori del giro devono arrangiarsi. Si è arrangiato molto bene Maurizio Garuti stampando il suo primo romanzo (Garuti è già noto come autore teatrale e comico-satirico) presso Diabasis, un editore che cura moltissimo il contenitore insieme al contenuto...
Una casa di campagna è al centro del romanzo: la casa che il sessantenne Stefano Livraghi, ricco e stimato professionista bolognese, decide di acquistare per farne la sua residenza dopo essersi autopensionato. Ma il progetto di Stefano non si limita a un semplice trasferimento in campagna sulla spinta dell’orgoglio di tornare in possesso della casa che appartenne ai Livraghi. La sua nostalgia per gli anni dell’infanzia e della prima giovinezza è diventata una vera e propria fredda ossessione...
L’esperienza di autore teatrale (vincitore di un Premio Riccione) consente a Maurizio Garuti di muovere senza mai strafare gli attori della sua storia. Tutto suona lecito, anche la contrazione del tempo, anche la ripresa dei fili abbandonati da anni, a cominciare da amori e rancori. Commedie e drammi si riaccendono, si rinnovano, e quello che avrebbe dovuto essere un paradiso terrestre ricostruito si trasforma, non appena Stefano molla le redini del copione in un normalissimo collage di comportamenti umani...»

Giuseppe Pederiali, “Italia Oggi”, 20 ottobre 2001

«Non c’è la magia del tempo ritrovato, come nei film di Pupi Avati... E dire che Maurizio Garuti sa come affascinare il lettore, almeno in avvio del romanzo, il suo primo, “Fantasmi di pianura”, atmosfere emiliane, agresti, fatate. La truovaille non è nuova di zecca, eppure è sempre seducente. Un dentista sessantenne lascia la professione, obbedendo a un irresistibile richiamo: riappropriarsi (spenderà una fortuna) della dimora avita, restaurandola in ogni anfratto, umore, odore. “Doveva tornare tutto come una volta. La polvere, il fango, il caldo, l’umido, il secco. Con fedeltà puntigliosa, accanita”. E così sarà...
Quale sarà il “prezzo dell’Arcadia”, l’Arcadia mesa in scena da Maurizio Garuti (con “La casa dei ferrovieri” ha vinto il premio IDI per la migliore commedia dell’anno)? Lo stesso “apprendista stregone” ammette che, “a forza di evocare un mondo perduto, aveva finito per ridare a esso il soffio vitale; ma ora non riusciva a tenerne le briglie, rischiava che tutto gli sfuggisse di mano. Era tutto così incerto, imprevedibile, fuori dal copione”.
I paesaggi immacolati – interiori ed esteriori – appartengono all’età innocente, l’infanzia, l’infanzia d’antan, nessun demiurgo saprebbe ricomporli. Gli adulti convocati da Garuti (e con loro i bambini che si specchiano negli adulti) sono personaggi in cerca di amanti, di denaro, di potere, di griffe...»

Bruno Quaranta, “Tuttolibri” (La Stampa), 22 settembre 2001

«Garuti intreccia con sapienza i fili del dramma e regala la giusta sospensione delle atmosfere, ma è soprattutto la scrittura, nitidissima, capace di dar conto di ogni particolare e di insinuarsi in ogni piega del paesaggio (come certe descrizioni iperrealiste del miglior Calvino, come la tela di Mattioli in copertina, come le ossessioni filologiche del protagonista) a fare di “Fantasmi di pianura un libro speciale. Un libro che ha spesso la perentorietà della sceneggiatura e le movenze del teatro, ma che può anche essere letto come una minuziosa enciclopedia rurale, come un breviario della nostra storia emiliana negli ultimi cent’anni – storia di enormi famiglie di mezzadri, di povertà e consumi, di speranze rovesciate. Perché Garuti è un vero ritrattista, un satirico capace di disegnare in pochi tratti i “tipi” e il loro microcosmo sociale...»

Matteo Marchesini, “Zero in condotta”, 12 ottobre 2001

 

 

 

Parole come virus
Comix Sperling, 1994

 

Un viaggio esilarante fra gli stereotipi del linguaggio quotidiano.

Consiglio la lettura di questo libretto di Maurizio Garuti. Solo suggerisco di non leggerlo una pagina qui e una là, scambiandolo per un ricettacolo di freddure, ma di leggerlo tutto di seguito come si addice a una rappresentazione aspra e pungente dei malanni della nostra cultura colti attraverso l’analisi delle parole che più comunemente usiamo. Analisi che ne studia (immediatamente) il significato, ma semmai ad esso arriva attraverso l’osservazione delle loro caratteristiche foniche, la composizione vocalico-consonantica, le filiazioni dovute a rapporti di assonanza o a determinazioni di serie storiche... Gli esempi si susseguono e ognuno presenta una trovata sorprendente, un giro di osservazioni inedito. Le parole vengono indagate ora con l’accanimento del tecnico della lingua che non tollera compromessi nell’applicazione della scienza (della scienza di cui è devoto); ora con il candore dell’ingenuo per il quale non esistono regole cui attenersi; ora con la malizia del furbo che ne sa sempre una più del diavolo. Garuti è ognuno di queste tre persone: di queste tuttavia amiamo di più quella che più si avvicina al modello demenzial-deduttivo di Achille Campanile.

Angelo Guglielmi, “L’Espresso”, 1 luglio 1994

 

«Il titolo sembra serio e intimidisce; il testo, invece, è liberissimo, intelligente e fa anche divertire. Diverte davvero, procedendo pagina per pagina. Non fa sbellicare, non si fa leggere nella fretta orgasmatica con cui si leggono o librettii troppo fortunati dei comici attuali (letti e buttati); ma fa sorridere a fondo, muovendo l’attenzione e le idee; strusciando den,tro la testa e producendo una fibrillazione continua.
Perché l’autore è riuscito a ad attaccare parola a parola, procedendo nella scrittura; in modo che il libretto così costante e affatto pigro sembra come un treno verbale illuminato dalla buona grazia, e in un movimento veloce, tanto da dare realmente la sensazione di un viaggio; voglio dire di essere partiti con curiosità e di dover arrivare alla fine caldi di buoni umori. La pagina di Garuti è di grana forte, anche se sembra così leggera; fuori dal recinto linguisticamente peccaminoso di troppi testi di divertimento attuali. Non si consuma nella prepotenza o nella supponenza sopra le tavole della scrittura. Semmai, Garuti è sulla strada di Bergonzoni, con una attitudine meno drammaticamente convulsa sulle parole e, per conto suo, con una leggerezza appena stravolta, ma costantemente stravolta, da un’ironia che dà al suo testo una levigatezza luccicante. Tutte le sue pagine stanno dentro l’ordine della ragiona; ne sollecitano anche i guizzi e non si perdono nel caos evidente del mondo, che ci sovrasta. Entrano invece, o tentano invece di entrare nel disordine del linguaggio per riagganciarsi al poco ordine residuo, che può forse salvare».

Roberto Roversi, “l’Unità”, 4 luglio 1994

 

 

 

 



Italiani, La storia che ride di Maurizio GarutiItaliani!
La Storia che ride

Aliberti editore, 2011, pp.207, € 15,00

La Storia come non ve l’hanno mai raccontata. Sette racconti sorprendenti che riscrivono in chiave satirica vicende e personaggi dell’album di famiglia nazionale. E ne mettono in rilievo i trucchi e le furbizie, gli eroismi e le viltà, le farse e le tragedie. Il tutto nel rispetto di “come sono effettivamente andate le cose”. Da questo libro gli spettacoli di Vito e Ivano Marescotti.





 

 

 

 



Garuti ci restituisce con precisione le vicende comiche o cruente e i caratteri antropologici che hanno fatto di noi gli italiani che siamo... Qui non c’è né cattiva demagogia né cattiva divulgazione. L’autore ha messo il suo umorismo al servizio della spietata contraddittorietà della storia, scrivendo un testo divertente ma anche utile ed ‘ecologico’. Ecco perché Italiani merita di trasformarsi subito in un libro da leggere a scuola.


Matteo Marchesini, “Il Corriere della Sera, edizione di Bologna



Accanto alla nota comica si avverte un’altra nota più meditativa. Maurizio Garuti è uno ‘scrittore di pianura’ che non dimentica le fatiche e le sofferenze del mondo contadino. Così la genealogia degli Zappaterra, coi loro morti e con le loro vedove di guerra, è uno spaccato esilarante e pensoso, comico e dolente della storia d’Italia degli ultimi cent’anni. Il genere comico di qualità, come ci ha insegnato Pirandello, ci restituisce sempre il riso e il pianto della vita.


Alessandro Castellari, “la Repubblica”, edizione di Bologna
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Maurizio Garuti
Via Giovan Battista Gornia, 30
40017 San Giovanni in Persiceto (Bologna)

> e-mail : info@mauriziogaruti.it