Maurizio Garuti, narrativa, satira, romanzi, teatro, Parole come virus, Vito, Fantasmi di pianura, Fermi tutti c'è il tiggì, Il romanzo del Reno, Il plei boi della bassa, Amarcord, follie della bassa, Bella ciao, La pianura delle donne, Donne, Donne & Ricette, La casa dei ferrovieri, Comix, Bologna, Emilia-Romagna, Romanzo, Monologo, Fonti orali, Narrazione orale
Maurizio Garuti - Teatro
Maurizio Garuti - Teatro
Maurizio Garuti - Home Maurizio Garuti - Narrativa
Maurizio Garuti - Chi sono Maurizio Garuti - Teatro
Maurizio Garuti - Presentazione Maurizio Garuti - Storie
Maurizio Garuti - Contatto Maurizio Garuti - Biografie
Maurizio Garuti - Teatro
Maurizio Garuti - Teatro
Maurizio Garuti - Teatro
Maurizio Garuti - Teatro

 

 

Questa pagina è suddivisa in due parti:

 

1. Spettacoli

2. Pubblicazioni

 

 

 

 

1. SPETTACOLI

...................................

 

 

 

Bestiale quel Giro d'Italia
Monologo di Maurizio Garuti

Interpretazione e regia Ivano Marescotti
Al piano Daniele Furlati

 

Monologo sul Giro d’Italia del 1914, considerato il più duro di tutti i tempi. Si disputò nell’imminenza della Settimana Rossa e della Prima guerra mondiale. Ad aggiudicarselo fu Alfonso Calzolari, unico bolognese vincitore di un Giro. Una storia epica e comica che dal 1914 di cent'anni fa si allunga fino ai nostri giorni.

"...Adesso si va da Avellino a Bari. Partiamo alle quattro del mattino, c’è da macinare solo 390 chilometri. Per strade piene di buche e di melma.

Avanti, Fonso, avanti. Non mollare... La ruota gira e m'impatacca tutto. C’ho già due dita di fango sulla faccia, ogni chilometro d’Italia mi lascia il suo souvenir. È così per tutti noi: ognuno si porta addosso qualche etto di suolo italico.

E al piôv, al trònna.

Andiamo per posti foresti, che non sembra neanche di essere in Italia. C’è una miseria che ti viene la goccia agli occhi. Io poi, che sono di Vergato, non ero mai stato sotto Porretta Terme, per me l’Italia finiva a Porretta: sotto Porretta cominciava la Bassitalia, che era un altro posto, che non c’ero mai stato prima.

Mamma mia: ma lo sapete com’è l’Italia? Ma state ben a casa vostra, che è tutta da piangere questa Italia del ’14..."

 

 

Debutto: 17 maggio 2014, Teatro Rossini, Lugo (Ravenna)

 

 

 

 

Il canale degli spiriti benigni

di Maurizio Garuti

(nell'anniversario della bonifica bentivolesca)

 

 

Interpreti: Ivano Marescotti e Luciano Manzalini

Crevalcore, Finale Emilia, Bondeno, 1012

 

Giovanni II Bentivoglio, signore di Bologna, nel 1487 fece scavare il canale Foscaglia, antesignano delle opere di bonifica che hanno reso vivibile la pianura fra Bologna, Ferrara e Modena.A partire da questo evento, Maurizio Garuti ha costruito una pièce che affronta in chiave moderna un nodo del nostro paesaggio ambientale. Non una ricostruziuone storica, ma una situazione di vita attuale, con personaggi del nostro tempo, dove la vicenda delle acque, con le sue fatiche ricorrenti, è qualcosa di più di un fondale di contorno.

(Spettacolo patrocinato dal Consorzio Bonifica Burana)

 

 

 

 

 

La brigata "Bolero"
Una rilettura antiretorica della Resistenza

di Maurizio Garuti

 

 

Venti partigiani della 63a brigata Garibaldi scendono dalla montagna per partecipare all’insurrezione di Bologna. Il Reno in piena impedisce il guado, i partigiani sono bloccati sulla riva del fiume presso Casteldebole. Scoperti e accerchiati da un reparto di SS, combattono fino all’ultimo uomo e all’ultima cartuccia.
Un gruppo giovani di oggi si imbatte casualmente in questo episodio poco noto della Resistenza bolognese. Hanno qualcosa da dirsi con i loro coetanei di 70 anni prima? Uno spettacolo che coinvolge ed emoziona.

 

Compagnia delle Tre lune

Regia: Francesca Calderara

Interpreti: Emanuele Marchesini
Luca Mazzamurro, Lorenzo Pullega,
Jacopo Trebbi, Margherita Ferioli

 

Debutto: 12 ottobre 2013, Casa del Popolo Corazza (Bologna).


 

 


 

Italiani!
Orazione teatrale per il 150° dell'Unità d'Italia

di Maurizio Garuti

 

interprete: Ivano Marescotti

Monologo originale, scritto come una sorta di conferenza satirica sul sentimento nazionale degli italiani. Una “orazione” colta e popolare, a tratti apertamente comica, piena di umori caustici che riportano la storia d’Italia (segnatamente dell’Ottocento e del Novecento) all’orizzonte dei nostri giorni. Per onorare l’unità nazionale, e più ancora per parlare alle nostre coscienze di italiani.

Debutto: 15 gennaio 2011, Oratorio di S. Filippo Neri, Bologna

 

 

 

 

 

Il lamento del porco

Bestiario emiliano della fame e della sazietà

di Maurizio Garuti

 


Interpreti: Vito e Luciano Manzalini
Debutto: San Giovanni in Persiceto, 2009

 

Quattro secoli fa Giulio Cesare Croce ha scritto “L’Eccellenza e Trionfo del Porco”, un’apologia del maiale nella cultura del suo tempo. Ispirandosi a quest’opera, Maurizio Garuti ha scritto “Il lamento del porco”, un monologo sul ruolo dissacrato del suino nella nostra epoca. Senza dimenticare il testo classico del Croce, Vito e Luciano Manzalinie interpretano il monologo di Garuti portando ancora al centro della scena alimentare il porco. Per ridere (ma anche per riflettere) su come è cambiato lui e come siamo cambiati noi nel passaggio dalla civiltà contadina alla società post-industriale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se Garibaldi scende da cavallo
Ti racconto l'Eroe dei due mondi

di Maurizio Garuti

 

 

Interprete Vito


Sulla scena incombe il monumento di Garibaldi a cavallo, mentre le vicende dell’Eroe vengono raccontate con esilaranti  siparietti sempre rigorosamente fedeli ai dati storici. C’è Garibaldi e ci sono anche Mazzini, Pio IX, Vittorio Emanuele II, Cavour. Si  riflette, si ripassa la storia. E soprattutto si ride. Dall’alto del suo monumento, Garibaldi “ascolta”. Ma se scendesse e facesse un giro fra di noi, che direbbe dell’Italia di oggi?

Debutto: 27 aprile 2007, Oratorio di San Filippo Neri, Bologna

 

 

 

L'amore al tempo dell'ecstasy

di Maurizio Garuti

regia di Francesca Calderara

Compagnia delle Tre Lune

 

 

Interpreti: Flavia Gramaccioni, Jacopo Trebbi, Saverio Mazzoni, Maurizia Cocchi

Teatro Comunale, S. Giovanni in Persiceto, 2015

 

Due giovani, Viola e Jacopo, s'incontrano in ospedale nel reparto di Diagnosi e Cura.

Lei è ricoverata in seguito a un Tso; lui si sta disintossicando e nutre una vaga speranza di rinascita. Entrambi hanno alle spalle vite sbrindellate. Li cura uno psichiatra che s’è votato alla lotta contro le dipendenze, ma ha una moglie che è vittima del gioco d’azzardo

patologico. Poi c'è una donna delle pulizie che saggiamente consiglia di fare figli già adulti alla nascita, di almeno quarant'anni, con impiego fisso, contributi previdenziali, ecc...

 

 

 

 

 

Eda
Una donna del Novecento

Monologo di Maurizio Garuti

 

 

regia di Silvio Peroni
interprete Daniela Poggi

Bassa bolognese, fra le due guerre. Una borgata di campagna, presso San Giovanni in Persiceto. Una bambina di nome Eda. In un’altra casa, due bambini, fratelli gemelli: Antonio e Armando, identici come due gocce d’acqua, un’esistenza intrecciata e condivisa fin quasi nei sogni e nel sentimento della gioia e del dolore. Eda con Antonio e Armando: prima bambini, poi giovani che scelgono di battersi contro l’occupazione nazifascista. La tragedia di Antonio che muore in combattimento; il rimorso di Armando che forse non ha fatto tutto il possibile per salvare il fratello; la forza di Eda, testimone e custode della tragedia, poi compagna e sostegno di Armando per tutta la vita: Eda che cresce attraverso le dure prove impostale dai tempi, fino a farsi donna nuova negli anni roventi del dopoguerra e della ricostruzione. Eda ormai vecchia e sola, che prende la penna e un quaderno, e comincia a svolgere il gomitolo della sua storia: una storia vera, da raccontare.

 

(successivamente da questo testo l'autore ha tratto il romanzo Fuoco e neve)

Debutto: 30 aprile 2011, Teatro Comunale, San Giovanni in Persiceto

 

 

 

 

Altri spettacoli

La pianura delle donne
Interpreti: Vito e Chiara Gai
(Bologna, Chiostro dell’Arena del Sole, 2002)

Il plei boi della Bassa
Interpreti: Vito e Chiara Gai
(Bologna, Chiostro dell’Arena del Sole, 2003)

Amarcord, follie della Bassa
Interprete: Vito
(Bologna, Chiostro dell’Arena del Sole, 2004)

Bello ciao
Le donne nella guerra e nella Resistenza come mai ve le hanno raccontate
Interpreti: Vito con Luciano Manzalini, Alessandra Frabetti e Marinella Manicardi
Milano, Napoli, Cagliari e altre città italiane (repliche fra il 2005 e il 2008)

Cara Ninfa
Interprete: Lara Bell’Astri
(Teatro di Minerbio, 2008)

Una giornata particolare in Montagnola
Bologna, 8 agosto 1848: cosa resta di una rivolta di popolo
Lettura di Vito e Luciano Manzalini
(Bologna, Oratorio di San Filippo Neri, dicembre 2008)

I contadini di Castel Guelfo
Settecento anni per vedere il mare
Interprete: Ivano Marescotti
Castel Guelfo, 2010

 

 

 

 

2. PUBBLICAZIONI

...................................

 

 

 

Italiani!
La Storia che ride
Aliberti editore, 2011, pp.207, € 15,00

 


Italiani, La storia che ride di Maurizio GarutiLa Storia come non ve l’hanno mai raccontata. Sette racconti sorprendenti che riscrivono in chiave satirica vicende e personaggi dell’album di famiglia nazionale. E ne mettono in rilievo i trucchi e le furbizie, gli eroismi e le viltà, le farse e le tragedie. Il tutto nel rispetto di “come sono effettivamente andate le cose”. Da questo libro gli spettacoli di Vito e Ivano Marescotti.

 



Garuti ci restituisce con precisione le vicende comiche o cruente e i caratteri antropologici che hanno fatto di noi gli italiani che siamo... Qui non c’è né cattiva demagogia né cattiva divulgazione. L’autore ha messo il suo umorismo al servizio della spietata contraddittorietà della storia, scrivendo un testo divertente ma anche utile ed ‘ecologico’. Ecco perché Italiani merita di trasformarsi subito in un libro da leggere a scuola.
Matteo Marchesini, “Il Corriere della Sera”, edizione di Bologna

 

Accanto alla nota comica si avverte un’altra nota più meditativa. Maurizio Garuti è uno ‘scrittore di pianura’ che non dimentica le fatiche e le sofferenze del mondo contadino. Così la genealogia degli Zappaterra, coi loro morti e con le loro vedove di guerra, è uno spaccato esilarante e pensoso, comico e dolente della storia d’Italia degli ultimi cent’anni. Il genere comico di qualità, come ci ha insegnato Pirandello, ci restituisce sempre il riso e il pianto della vita.
Alessandro Castellari, “la Repubblica”, edizione di Bologna
.

 

 

 

 

 

Vito e le donne
Diabasis, Reggio Emilia, 2003

Raccoglie monologhi e racconti messi in scena da Vito in La pianura delle donne e il Plei boi della Bassa.

I due libri di Maurizio Garuti Donne e ricette e Donne e amori hanno avuto un seguito in forma di spettacolo. Vito, che aveva prestato il volto a un gruppo di esilaranti personaggi della "prateria" bolognese, ora porta con successo sulla scena quei personaggi, affiancato dall'attrice Chiara Gai, in una produzione del Teatro Arena del Sole di Bologna e del Comune di San Giovanni in Persiceto.

 

 

 

 

 

 

La casa dei ferrovieri
dramma pubblicato sulla rivista "Ridotto", ottobre 1982

Premio Riccione 1982
Premio IDI 1983
Messa in scena del Teatro Nuova Edizione per la regia di Luigi Gozzi

«La ricchezza del testo nasce da un paradosso culturale, presente anche nella produzione precedente di Garuti, ma qui più dolorosamente scoperto. Sorta ai bordi dello sperimentalismo linguistico, della mimesi del non sense e della babele verbalistica d’un universo disanimato, in una strategia quindi intransitiva che finalizza la lingua e non l’oggetto rappresentato, la drammaturgia di Garuti ritrova viceversa un senso, un rapporto col mondo per pudiche vie indirette. Qui, ad esempio, il plot, nonostante le accelerazioni, le pause, le retroversioni, le ripetizioni, nonostante il suo costituirsi quale alfabetiere seriale dei sintagmi lessicali (dal monologo all’interiezioni, dalla battuta frantumata e interrotta alla duplicazione e vanificazione nella risposta, ecc.) presenta tuttavia una situazione che coinvolge inevitabilmente i referenti sociali cui allude, in un intrico tematico di forte investimento emotivo: la morte della famiglia...»

Paolo Puppa, “Ridotto”, gennaio-febbraio 1983

 

«Non leggevo da tempo un testo teatrale (né lo vedevo, leggendolo) così compatto nella struttura e così preciso nel linguaggio come La casa dei ferrovieri di Maurizio Garuti. E poi, come terzo dato portante a confermare la mia impressione, ci aggiungerei il “ritmo” che muove questo congegno argomentato senza una sbavatura e organizzato su una progressione di dati narrativi di assoluta drammaticità – pur sotto la forma di una estrema semplicità di impianto e di propositi conclusivi. Semplicità o, meglio, essenzialità».

Roberto Roversi, “l’Unità”, 6 gennaio 1984

 

«Il titolo annuncia memorie montaliane, e invece siamo subito nelle lontane, brumose, sospese atmosfere di Harold Pinter. Mi pare che sia il testo talvolta a citarlo e non mi pare si possa dire inconsapevolmente.
Pinter, dunque, senza dubbio. Ma non è un richiamo alla limitazione. Lo sarebbe se si trattasse di una volgare e banale citazione; invece il testo di Garuti ha, nella imitazione alta, una sua autonoma ricerca di linguaggio. L’approdo alla sensazione di assenza, al malessere, è ottenuto attraverso una struttura drammatica circolare, ripetitiva, molto sorvegliata, e da una letteratura che cerca di far ricorso a molti mezzi: il linguaggio comune è come preso in vitro, esaminato nelle sue formule ricorrenti, nei suoi tentativi di ritmo, il linguaggio comune si fa specchio della normalità dei rapporti familiari...»

Tommaso Chiaretti, “la Repubblica”, 10 gennaio 1884

 

«Garuti la sua anglosassone terra desolata la esplora nella lingua da pianeta spento che va da Beckett a Pinter, molto interessato come si mostra nei confronti della crisi, dell’impotenza, dell’angoscia della tragicommedia dell’uomo contemporaneo. Nella “Casa dei ferrovieri” è avvertibile il lascito pinteriano non solo nei risvolti di alcuni personaggi, ma anche nella struttura compositiva binaria o ternaria, e nell’alternanza ben distinta di pause silenzi, tutti specificati in partitura. Va detto comunque che la commedia di Garuti si stacca dai modelli in un originale esercizio anatomico sulla solitudine e sul cosiddetto assurdo quotidiano o urbano: l’autore parla dell’ambiguo presente, degli inganni della memoria, dell’impossibilità di una memoria collettiva, con il perpetuum mobile di un linguaggio che fatica a coprire una nudità, un’inermità; e stacca le scene in una scansione laconica, riflessiva, amara»

Sergio Colomba, “il Resto del Carlino”, 9 gennaio 1984

 


«Uno scrittore francese che amo molto, Jacques Chardonne, ebbe a scrivere che “quando uno scrittore ha stile, quello che racconta non ha la minima importanza”. Forse esagerava, d’accordo, ma non si poteva dire, e sia pure indirettamente, meglio per esprimere una consimile verità: l’essenziale, in arte, in ogni tipo di arte, è il ritmo, quel ritmo che è il suo respiro profondo.
Ed è proprio il ritmo che mi ha colpita in questo testo di Maurizio Garuti, “La casa dei ferrovieri”. Un ritmo sapientissimo, così sapiente da dare talvolta l’impressione di un casuale susseguirsi di piccoli eventi che non perderebbero molto ad essere invertiti nella loro successione, ad esempio, o a venire qua e là sfrondati. Tutto è invece essenziale, ogni particolare è previsto e studiato. Ed è proprio nel teatro (e nella poesia) del nostro secolo, il secolo delle massime libertà e del massimo caos estetico, che un autore tocca dolorosamente con mano quanto lavoro ci voglia per cancellare le tracce del lavoro, quanto rigore ci voglia per simulare la leggerezza dell’angelo.
Con questo tipo di alienazione che i personaggi di Garuti esprimono e che gli attori hanno ottimamente reso (un plauso particolare a Marinella Manicardi) siamo ad una tappa molto avanzata del pirandellismo. Di dualità di maschere non è più il caso di parlare, ormai, tanto più avendo alle spalle due presenze alle quali certamente Garuti deve molto: Pinter e Beckett. Non è più la società che ci causa la crisi d’identità, ma è qualcosa di molto più impegnativo, di assoluto: un “buco nero” senza possibile connotazione, una jamesiana “tigre della jungla”, la tragedia del vuoto che, senza processarci e senza giustificarci, ci condiziona e ci risucchia. Tanto da farci meditare ancora una volta su uno dei paradossi del nostro tempo e del nostro teatro: che proprio i più “laici”, oggi, sentono un tipo d’angoscia che in altri tempi si sarebbe chiamata “trascendenza”».

Maria Luisa Spaziani, 1984

     
by Telegraf
Maurizio Garuti
Via Giovan Battista Gornia, 30
40017 San Giovanni in Persiceto (Bologna)

e-mail : info@mauriziogaruti.it